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Le startup nell’era dell’abbondanza e del transumanesimo. Intervista a Franco Scolari

Franco Scolari ha una lunga carriera di dirigente aziendale in diverse aziende di spicco, pubbliche e private, e dal 2008 è il direttore generale del Polo Tecnologico Pordenone.
Da molti anni, inoltre, è business angel, si occupa di metodologia di valutazione e selezione di progetti di start up, ed è commissario europeo nella valutazione dei progetti Ict nel wellbeing.
A Heroes ci parlerà dell’era dell’abbondanza e di transumanesimo e in un altro incontro ci spiegherà come utilizzare efficacemente il tempo in un elevator pitch. Gli abbiamo chiesto di anticiparci alcuni temi dei suoi interventi.

Che cos’è il polo tecnologico di Pordenone e come promuove le start up del territorio?
È una società a capitale pubblica gestita con logiche di diritto privato, un centro di ricerca che ha come obiettivo la promozione dell’innovazione tecnologica di prodotto e di processo nelle aziende. Tra le aziende che sono ad alta intensità di innovazione ci sono naturalmente le start up. Il polo ne ospita una decina di nuove ogni anno che arrivano dal territorio e da eventi di pitch organizzati dalle università o dai business angel.

Fondare una start up è un atto di ottimismo, un sentimento poco diffuso in Italia. Come si dà agli imprenditori fiducia nel futuro?
No, io credo piuttosto che sia un atto di realismo. Fondare una start up e portarla avanti è difficile, necessita di aiuto, ha un grande bisogno di dedizione, ma è certamente più divertente che pensare a un futuro da impiegato in modo stabile per venticinque o trent’anni in una realtà ad alta burocrazia, come quelle pubbliche e non, di cui l’Italia abbonda.
Se chi fonda una start up è realista, confronta le possibilità e crede di avere la giusta carica interiore può contare sul fatto che oggi il suo compito è più facile rispetto a dieci, quindici o cinquant’anni fa. Non c’è mai stata un’era così positiva per le start up come quella in cui viviamo.
A dare fiducia sono le storie positive, le exit, perché successo chiama successo. Anche nel territorio del Friuli Venezia Giulia questi esempi di successo possono essere poco frequenti, ma esistono e vanno raccontati. Personalmente sono stato coinvolto in una startup biotech che oggi è di proprietà di una grande azienda della East Coast, ma che ha mantenuto la ricerca e il vertice nel nostro territorio. Un esempio di come le cose di successo si possono fare.

A dispetto degli scenari catastrofici che ci si parano davanti – tra riscaldamento globale ed esaurimento delle risorse naturali – c’è chi prevede un’era dell’abbondanza. Siamo davvero alle porte di una rivoluzione che eliminerà la scarsità?
Uno dei motivi per cui la stampa funziona grazie alle notizie negative ha un’origine fisiologica, che risiede nell’amigdala, una ghiandola che serviva ai nostri antenati a scaricare adrenalina se qualche predatore attaccava. L’evoluzione tecnologica è molto più rapida di quella biologica, per cui ci portiamo appresso questa inutile ghiandola che ci eccita quando abbiamo sentore di un pericolo, anche se razionalmente sappiamo di essere al sicuro.
Lo sviluppo dell’umanità è legato alle tecnologie, quando ci sono rivoluzioni tecnologiche il benessere dell’umanità aumenta: il reddito, la vita media, la conoscenza aumentano. Mai come in questi anni la convergenza di tecnologie ad alto sviluppo ha generato una crescita esponenziale.
Tutto va velocemente e in senso positivo. Il cibo, la sanità, l’energia sono oggi disponibili potenzialmente per tutti. Per questo come altri studiosi dell’abbondanza sono convinto che il futuro sarà straordinariamente meglio del nostro passato.

Robot e intelligenza artificiale prenderanno il nostro posto creando schiere di disoccupati o ci renderanno più liberi?
Sono interessato allo studio dell’etica delle nuove tecnologie, la questione è complessa e mi piacerebbe dibatterne anche a Maratea. Che cos’è il lavoro e cosa sarà il lavoro? La citazione biblica “guadagnerai con il sudore della fronte” sarà sempre meno vera, così come il lavoro intellettuale ripetitivo sarà interamente soppiantato.
Ci saranno diverse modalità di lavoro, il lavoro sarà una soddisfazione e un piacere che occuperà il nostro tempo in modo diverso, estendendosi alla domenica e alle ore notturne, con attività creative e intellettuali, ma non sarà certo garantito a tutti. Io sostengo che per evitare che i robot quando avranno raggiunto un’elevata coscienza e conoscenza ci eliminino – dato che siamo più lenti nelle capacità di calcolo e molto meno efficienti nella produzione di lavoro – dovremo ibridizzarci. Un po’ umani e un po’ robotici e magari connessi con un chip (ci sta lavorando Elon Musk): se saremo così, le macchine ci rispetteranno.

Ci può anticipare uno dei consigli che darà nel workshop su come utilizzare il tempo in un elevator pitch?
Per lo startupper è importante catturare l’interesse degli stakeholder e segnatamente dei potenziali shareholder, coloro insomma che ci mettono i quattrini. In due minuti non si valuta l’idea, ma la persona che la presenta. Il mio suggerimento è quindi di investire nella comunicazione dei propri valori, della propria determinazione umana ad avere successo di impresa. Quando ho deciso di mettere soldi in una start up, e l’ho fatto nove volte, è perché il pitch mi ha convinto che dietro al progetto c’era una persona o un team determinato a raggiungere il risultato.

(fonte: Heroes)

 
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